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Disturbi dell’alimentazione

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Disordini e Disturbi alimentari

I problemi nel rapporto con il cibo possono in generale creare molta sofferenza e molti disagi ma non bisogna fare confusione tra i disordini alimentari e i disturbi alimentari.

Per disordini alimentari si intendono rapporti con il cibo poco equilibrati.
Le ragioni possono essere tante.

A volte voler corrispondere ai modelli di bellezza e di seduzione imposti dalla pubblicità, dal cinema e da tutti gli altri canali comunicativi della società nel suo complesso, il che di per sé non è una colpa, può indurre soprattutto in persone di sesso femminile un timore di non essere adeguate che le spinge a considerare il cibo quasi con paura e a ridurlo eccessivamente, salvo poi avere degli attacchi di fame ai quali impulsivamente rispondono con abbuffate (binge eating) di cui si sentono subito dopo colpevoli. A quel punto ricominciano a mangiare troppo poco e il ciclo si ripete, con conseguenze non solo per la mente (ansia perenne, cattivo umore, infelicità) ma anche per il corpo e la salute.

In alcuni casi il cattivo rapporto, per i più svariati motivi, con sé stessi influisce negativamente sull’ immagine soggettiva del proprio aspetto fisico che può essere molto lontana dalla realtà.

La preoccupazione può diventare eccessiva, quando non si arriva a un vero e proprio odio nei confronti del proprio corpo. Il cibo diventa un nemico e una ossessione che invade la mente, perennemente divisa tra rifiuto e desiderio.

In altri casi vari fattori e cause antiche o presenti di sofferenza personale possono indurre a cercare nel cibo l’ unico vero rifugio, l’ unica possibile fonte di consolazione, con effetti sul fisico e sulla salute che non possono che fare peggiorare la qualità della vita.

Nota importante:


Problemi come quelli descritti possono più o meno occasionalmente toccare molti di noi, si riscontrano spesso in adolescenti e persone di sesso femminile ma possono riguardare anche persone di sesso maschile e non ci sono limiti di età. Non bisogna però subito pensare di avere un vero e proprio disturbo alimentare. Per una corretta diagnosi è sempre bene rivolgersi ad un professionista qualificato. Nel dialogo con uno psicoterapeuta è possibile capire la dimensione effettiva del problema e a seconda dei casi vengono offerti percorsi di sostegno o psicoterapie. Se necessario, si dà anche indicazione di chiedere un parere medico.

Che cosa si intende per Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)

Si intendono un’ansia e una preoccupazione per il proprio aspetto, il proprio peso e il proprio rapporto con il cibo che sono arrivate ad occupare quasi per intero la mente di chi ne soffre e a condizionare così gravemente i suoi comportamenti da compromettere sia la sua vita quotidiana sia la sua salute.

Quali sono i più frequenti Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA)?

I Disturbi del Comportamento Alimentare più frequenti sono:
  • Anoressia nervosa. Comportamenti caratteristici:
    • Il digiuno ricorrente
    • L’alimentazione sempre più scarsa, con il rifiuto ostinato di certi tipi di cibo
    • L’ abuso  di lassativi  e  integratori “dimagranti”
    • L’auto induzione del vomito per ridurre l’assimilazione del cibo
    • Il ricorso ossessivo e quotidiano ad attività sportive con lo scopo di perdere peso
  • Bulimia nervosa. Comportamenti caratteristici:
    • Le abbuffate frequenti e irresistibili di cibo. Il cibo viene ingerito non solo in quantità eccessive ma anche senza nessuna vera attenzione a che cosa si sta divorando e al gusto dei singoli alimenti, che vengono accostati tra loro in modi spesso del tutto casuali e insensati.
    • La immediatamente successiva auto induzione del vomito per ridurre l’assimilazione del cibo ingerito.
    • L’abuso di  lassativi e integratori “dimagranti”
    • Il ricorso ossessivo e quotidiano ad attività sportive con lo scopo di perdere peso
  • Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Desorder). Comportamenti caratteristici:
    • Le abbuffate frequenti e irresistibili di cibo, che viene ingerito non solo in quantità eccessive ma anche senza nessuna vera attenzione a che cosa si sta divorando e al gusto degli alimenti.
    • A tali abbuffate non seguono né l’autoinduzione del vomito né altri comportamenti tipici della anoressia e della  bulimia.

 

Dietro tutti questi comportamenti, che caso per caso possono anche combinarsi tra loro, è sempre presente un grande malessere,  che può derivare da molte cause, legate a un momento particolare della vita o a problemi più profondi e di più antica origine.

Tocca allo psicoterapeuta, eventualmente in collaborazione con altri specialisti (medici, nutrizionisti, ecc.), aiutare la persona che ne soffre a ricercarne le ragioni personali per poterle superare e ritrovare il proprio benessere fisico e mentale

Che cosa cambia nella vita di una persona che ha un disturbo alimentare?

Il pensiero del cibo e la preoccupazione per il peso vengono prima di ogni altro pensiero e preoccupazione e la vita quotidiana di lavoro e di relazione ne viene pesantemente condizionata. Inoltre spesso chi soffre di Anoressia o di Bulimia sembra che non riesca a guardarsi in modo obiettivo: l’immagine che gli rimanda lo specchio è quella di un corpo coi fianchi troppo larghi, le cosce troppo grosse e la pancia troppo “grande”, cioè un’immagine che può essere anche molto lontana dalla realtà.

Per le persone vicine ( familiari, partner, amici, colleghi) può non essere facile comprendere i problemi di chi soffre di un disturbo del comportamento alimentare. Spesso purtroppo la loro ansia e i loro tentativi di intervenire in soccorso, invece di essere d’aiuto, aggravano la condizione di chi soffre, spingendo quest’ultimo a chiudersi e a isolarsi ancora di più in se stesso.

Perchè chi soffre di un disturbo dell’alimentazione ha difficoltà a chiedere aiuto?

Perchè occorre
  • Rendersi conto del problema
    Purtroppo sono poche le persone che si rendono conto o comunque sono disposte a riconoscere  di avere un problema  alimentare serio o un vero e proprio Disturbo del Comportamento Alimentare. Di  conseguenza non tutte le persone che ne soffrono sentono la necessità di chiedere aiuto  e/o  sono disposte a farlo. Questo punto è molto complesso da spiegare. Ci possono essere  ragioni che variano di caso in caso per fare finta di niente o per rifiutare l’aiuto. Comunque hanno tutte a che fare con i significati consapevoli o inconsapevoli che vengono dati al cibo e al peso in relazione ai propri problemi psichici.
  • Vincere forti impedimenti interni
    A volte il forte senso di vergogna per i propri comportamenti alimentari, di disagio per non riuscire a smettere di metterli in atto e di  paura di dovere ammettere prima di tutto con se stessi il proprio stato di dipendenza psicologica dal cibo e la propria incapacità di controllarsi  può impedire alla persona di chiedere aiuto o anche semplicemente di confidare a qualcuno le proprie difficoltà.

Quando chi soffre di un disturbo dell’alimentazione capisce di aver bisogno di aiuto?

Chi pensa di chiedere aiuto ha evidentemente superato almeno la fase della negazione ostinata del problema e si dispone a impegnarsi per uscirne. Solo di qui può iniziare il suo percorso per mettere fine alla sofferenza.

Colloqui Online:


La dottoressa Ortoleva effettua anche online, tramite videochiamate, colloqui individuali o di coppia.

Che cosa possono fare gli altri per aiutare chi ha problemi con il cibo?

Ad accorgersi che c’è qualcosa che non va sono di solito le persone vicine, prime tra tutte i familiari. Solo se non fanno anche loro finta di niente e d’altra parte non si illudono che basti sgridare, insistere e imporre le loro indicazioni per aiutare la persona che soffre, solo se si rendono conto che è necessario che si rivolga a un terapeuta, possono essere effettivamente di aiuto.

Nota importante:


Per chi ha un familiare in difficoltà con il cibo può essere utile e a volte indispensabile effettuare dei colloqui destinati a valutare con il sostegno di uno specialista la gravità del problema e a individuare i modi migliori sia per portare aiuto sia per alleggerire il proprio carico d’angoscia.

Incontro conoscitivo gratuito

E’ una occasione che offro a chi si rivolge al mio studio, per parlare di sè, presentare i problemi che si vorrebbero affrontare, porre delle domande.

Insieme si può pensare, senza impegno, a eventuali percorsi terapeutici, alla loro durata prevedibile o da stabilire all’inizio e ai costi.

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